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La nuova normativa 2023 sull'acqua potabile: nuove direttive per la sicurezza alimentare



Il 23 Febbraio 2023 è stato introdotto un nuovo decreto legislativo, o meglio dire un aggiornamento normativo riguardante l’uso delle acque potabili destinate al consumo del genere umano.


In particolare, prevede nuovi obblighi e direttive per tutti gli enti che utilizzano acque potabili nei loro sistemi di produzione e servizi, e che possano andare a contaminare il risultato finale del consumatore. Si tratta di un importante e recente cambiamento per quanto riguarda il settore della sicurezza alimentare.


In questo articolo visioneremo un’introduzione a questo mondo, al nuovo decreto, cioè dalle basi agli obblighi più specifici, su chi ricade la normativa ed infine le tempistiche e sanzioni se non rispettate.


Introduzione ai cambiamenti nella sicurezza alimentare

Il settore alimentare è soggetto a continui cambiamenti normativi al fine di garantire la sicurezza e la qualità dei prodotti offerti ai consumatori. In questo contesto, uno degli aspetti fondamentali riguarda l'analisi delle acque utilizzate nel processo produttivo delle aziende alimentari e non solo…

L'anno 2023 ha portato con sé un aggiornamento normativo significativo, che richiede un'attenzione particolare da parte degli imprenditori e dei responsabili HACCP.


Stiamo parlando del DECRETO LEGISLATIVO 23 febbraio 2023, n. 18: Un’attuazione della direttiva (UE) 2020/2184 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 dicembre 2020, concernente la qualità delle acque destinate al consumo umano.


Che cosa dice il decreto legislativo sulle analisi delle acque potabili?

Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Decreto legislativo 23 febbraio 2023, n. 18, è stato ufficialmente abrogato il precedente D.Lgs. 31/2001 sulle acque destinate al consumo umano.

La normativa, emanata in attuazione della direttiva (UE) 2020/2184, è entrata ufficialmente in vigore dal 21 marzo 2023 e ha emanato diverse novità e nuove regole rispetto al provvedimento precedente.


Come anticipato, il Decreto legislativo 23 febbraio 2023, n. 18, disciplina la qualità delle acque potabili, specificando che cosa si intende per quest’ultimo termine.

Si parla di acque potabili utilizzate dal genere umano quelle:

  • “trattate o non trattate, destinate a uso potabile, per la preparazione di cibi, bevande o per altri usi domestici, in locali sia pubblici che privati, a prescindere dalla loro origine, siano esse fornite tramite una rete di distribuzione, mediante cisterne o in bottiglie o contenitori, comprese le acque di sorgente”;

  • “utilizzate in un’impresa alimentare e incorporate negli alimenti o prodotti destinati al consumo umano nel corso della loro produzione, preparazione, trattamento, conservazione o immissione sul mercato”.


Qual è l’obiettivo della nuova normativa?

L'aggiornamento normativo 2023 sull'analisi delle acque è finalizzato a rafforzare le misure di sicurezza alimentare e ad assicurare un controllo accurato della qualità dell'acqua utilizzata nelle aziende alimentari. Questa nuova normativa richiede una valutazione approfondita del rischio legato all'acqua e un adeguamento delle procedure HACCP in conformità con le nuove direttive.


Su chi ricade l’obbligo del nuovo decreto?

L’articolo 3 del Decreto Legislativo non comunica gli enti a cui fa riferimento, bensì tutti quelli esenti. In particolare, nomina non soggetti a questa normativa coloro che utilizzano:

  • acque minerali naturali riconosciute come tali, ai sensi del decreto legislativo 8 ottobre 2011, n.176;

  • acque considerate medicinali a norma della pertinente legislazione;

  • acque citate al secondo punto del precedente elenco, se provenienti da fonti di approvvigionamento proprie dell’operatore alimentare oppure se la loro qualità non può avere conseguenze dirette o indirette sulla salubrità del prodotto alimentare finale (secondo quanto valutato dall’autorità sanitaria territorialmente competente);

  • acque destinate esclusivamente ad usi specifici diversi da quello potabile (comprese le acque utilizzate nelle imprese alimentari, a patto che la qualità non abbia ripercussioni, dirette o indirette, sulla salute dei consumatori).

Decreto legislativo 28/02/2023, articolo 4: gli obblighi generali della normativa

La legge, in sintesi, dice che le acque destinate all’uso domiciliare debbano essere pulite e salubri. Per far sì che si rispetti quest’imposizione sono determinati diversi requisiti tecnici e morali.


Il primo punto cita di non contenere microrganismi, virus, parassiti e altre sostanze, in quantità o concentrazioni tali da rappresentare un pericolo per la salute.


Gli altri diversi adempimenti citati sono:

  • devono soddisfare i requisiti minimi stabiliti all'allegato I (ovvero, nello specifico, i parametri microbiologici, i parametri chimici e i parametri pertinenti per la valutazione e gestione del rischio dei sistemi di distribuzione interni);

  • devono essere conformi ai valori per parametri supplementari, non riportati nell'allegato I e fissati ai sensi dell'articolo 12, comma 13;

  • devono essere adottate le misure necessarie previste agli articoli dal 5 al 15, di cui parleremo successivamente.


Altro obbligo importante, indicato all'articolo 4 riguarda i gestori idro-potabili che forniscono almeno 10.000 m3 di acqua al giorno (o che servono almeno 50.000 persone). Essi devono effettuare una valutazione dei livelli delle perdite e dei potenziali miglioramenti sulla riduzione delle perdite di rete idrica.

Argomento molto importante del nuovo decreto è l’analisi e controllo ripetuto nel tempo obbligatorio.


Controlli e monitoraggi secondo la normativa

I programmi di controllo riguardano:

  1. i punti di prelievo delle acque superficiali e/o sotterranea da destinare al consumo umano;

  2. gli impianti di adduzione, di accumulo, di trattamento;

  3. le reti di distribuzione del gestore idro-potabile;

  4. le reti di distribuzione interna;

  5. gli impianti di confezionamento di acqua in bottiglia o in contenitori;

  6. le acque confezionate

  7. le acque utilizzate nelle imprese alimentari ai sensi dell'articolo 2, comma 1, lettera a, punto 2);


I programmi di controllo rispondono ai seguenti requisiti:

  • vengono elaborati su base pluriennale, o almeno annuale, riesaminati regolarmente e aggiornati o confermati almeno ogni sei anni;


I programmi di controllo includono una delle seguenti misure o una loro combinazione:

  1. raccolta e analisi di campioni discreti delle acque;

  2. misurazioni registrate attraverso un processo di monitoraggio continuo;

  3. verifica delle registrazioni inerenti la funzionalità e lo stato di manutenzione delle attrezzature;

  4. ispezioni dell'area di prelievo delle acque, del trattamento, dello stoccaggio e delle infrastrutture di distribuzione.


A seguito della valutazione del rischio del sistema di fornitura, nell'ambito dei controlli interni può essere ridotto l'elenco dei parametri considerati nel controllo e le frequenze di campionamento stabilite.


Sanzioni per chi non rispetta la normativa

Chiunque utilizza in un'impresa alimentare, mediante incorporazione o contatto, acqua non conforme alle disposizioni di cui all'articolo 4, comma 2, lett. a), b) e c), seppur lo sia nel punto di consegna, per la fabbricazione, il trattamento, la conservazione, l'immissione sul mercato di prodotti o sostanze destinate al consumo umano, che ha conseguenze sulla salubrità del prodotto alimentare finale e ripercussioni, dirette o indirette, sulla salute dei consumatori interessati, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 5.000€ a 30.000€.


L'inosservanza dell'obbligo di implementazione di valutazione e gestione del rischio del sistema di distribuzione idrica interno degli edifici prioritari e di talune navi ai sensi dell’articolo 9, è soggetto al pagamento della sanzione amministrativa pecuniaria da 500€ a 5.000€.


Conclusioni

L'aggiornamento Normativo 2023 sull'Analisi delle Acque rappresenta un passo fondamentale per rafforzare la sicurezza alimentare nel settore agroalimentare. La valutazione del rischio acqua fornisce un'opportunità preziosa per prevenire potenziali contaminazioni e garantire la qualità dei prodotti alimentari.


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